Il Blog di Gianluca Sgueo

 
Esistono le zone a burocrazia zero?
 
11.03.2011 Ecco il mio ultimo intervento su Postilla:

Esistono le zone a burocrazia zero?

… A giudicare dalla lettera della legge, la risposta è affermativa.

L’articolo 43 del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78, recante Misure urgenti in tema di stabilizzazione finanziaria e di competitività (convertito in Legge 30 luglio 2010, n. 122), titola sorprendentemente Zone a burocrazia zero.

Scrivo sorprendentemente per una ragione precisa. La norma introduce un istituto importante che, potenzialmente, è in grado di snellire gli oneri burocratici per le imprese (quelle medio-piccole in particolare) ma che avrebbe forse meritato più spazio e, così com’è formulato ora, rischia di non apportare i benefici che promette.

Le zone a burocrazia zero sono queste: zone geografiche collocate nel Meridione d’Italia nelle quali si prevede la realizzazione di nuove iniziative produttive.

Tre domande: chi decide quali sono le zone geografiche del Meridione? Inoltre, cosa sono le nuove iniziative produttive? E poi l’ultima domanda: in cosa consiste la burocrazia zero?

Alla prima domanda si può rispondere semplicemente. Esiste una procedura. Le zone devono essere individuate dal Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dell’interno tra quelle non soggette a vincolo. Le proposte si presentano in Consiglio dei Ministri e, una volta approvate, sono definite in un decreto del Presidente del Consiglio. Ciò detto, c’è da dire anche che l’articolo non scioglie completamente i dubbi. Cosa si intende per Meridione? Ad intuizione, si può rispondere citando la lettera b del secondo comma che, richiamando una delibera CIPE del 2009 (quella sulle zone franche urbane, ci tornerò più tardi), menziona le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Nemmeno alla seconda domanda è possibile rispondere con sicurezza. L’articolo non richiama altre norme in merito. Si deve dedurre che siano “nuove iniziative produttive” tutte le attività finalizzate alla creazione di un ciclo di produzione di piccole o medie dimensioni? Definizione molto generica, ma è probabile che sia proprio così. Il Legislatore, infatti, è già intervenuto sulla materia, incentivando la creazione di piccole e medie imprese in zone infra-comunali di dimensioni minime prestabilite (le famose zone franche urbane di cui parlavo prima) e lo ha fatto prevalentemente attraverso la concessione di incentivi fiscali. Poichè le due forme di incentivo si sposano, desumo che valga per la prima - quella in commento - la stessa legittimazione ampia che la seconda riconosce ai possibili interessati.

Definite (con qualche difficoltà) le zone del Meridione e le nuove iniziative produttive, rimane da capire in cosa consista questa burocrazia zero. Sintetizzando, direi che comporta tre vantaggi:

1.Tutti i provvedimenti conclusivi dei procedimenti amministrativi (di qualsiasi natura e oggetto, salvo quelli tributari) avviati su istanza di parte sono adottati in via esclsuva da un Commissario di Governo. Quest’ultimo può anche convocare le Conferenze di servizi necessarie a concludere i procedimenti
2.In caso di mancata adozione entro i 30 giorni dall’avvio del procedimento, subentra il silenzio-assenso. I provvedimenti si intendono dunque positivamente adottati
3.Invece, per i procedimenti amministrativi avviati d’ufficio (e sempre con l’eccezione di quelli di natura tributaria) le amministrazioni che li promuovono si limitano all’istruttoria, dopodichè trasmettono tutti i dati al commissario di Governo affinchè questo adotti i provvedimenti conclusivi.
In buona sostanza, e a dispetto delle promesse, le zone a burocrazia zero non aboliscono le trafile burocratiche per le imprese, ma provano ad accellerarle. Lo fanno scegliendo una soluzione che però, a mio parere, è dispendiosa e rischiosa.

Dispendiosa perchè si istituisce un’altra struttura amministrativa, dotatandola di poteri speciali, e affidandole il compito di concludere le istruttorie rapidamente. Ma questa struttura ha un costo che si sovrappone a quello già sostenuto dalle amministrazioni territoriali.

Rischiosa perchè le stesse norme che lo istituiscono non sembrano poi riporre grande fiducia nel Commissario di governo. Per questo introducono una nuova figura di silenzio-assenso. Lo snellimento per le imprese, in definitiva, potrebbe essere considerevole (provvedimenti adottati in soli 30 giorni) ma rimane comunque appesantito da una procedura complessa. Penso soprattutto al caso dei provvedimenti d’ufficio, dove l’amministrazione gestise una parte del procedimento (l’avvio e l’istruttoria) e poi trasmette gli atti al Commissario di governo, che emana il provvedimento.

In Italia non mancano nè i pacchetti di incentivi alle imprese nè le forme di sostegno al Mezzogiorno. Mancano invece strumenti di raccordo in grado di spiegare agli operatori economici quali vantaggi trarre investendo dove, e per quanto tempo poterne godere. Mancano anche misure pesanti, prima su tutte la razionalizzazione dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, che oggi ritardano mediamente di sei mesi, con punte di quindici mesi. Manca infine la volontà di innovare. Siamo ancora al Commissario di Governo. Eppure gli slogan sono così ben fatti.

Che sia il caso di fare del turn-over, scambiando i comunicatori con gli uffici legislativi?

 
 
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